Martedì, 14 June 2016 17:11

Intervista al Comandante Alfa -Cuore di rondine-

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Comandante Alfa, uno dei fondatori del Gis (Gruppo intervento speciale), reparto d'élite dell'Arma dei Carabinieri. Alle sue spalle un curriculum militare impressionante...
 

 Dopo la lettura dell'autobiografia del Comandante, i gentilissimi Francesca e Tommaso Gobbi della casa editrice Longanesi, mi misero in contatto col Comandante Alfa. Con mio grande onore il Comandante si è reso disponibile ad incontrarmi di persona e concedermi un po' del suo tempo per questa intervista che vi riporto con piacere.
 
 

 

Buongiorno Comandante Alfa, benvenuto all’Isolachenonc’è.


1. Tania. Comandante il mistero che da sempre aleggia intorno al Gis ci proietta il ritratto di persone irraggiungibili, sfuggenti, quasi surreali. Nascosti da un passamontagna arrivano dall’alto, silenziosi come la notte, veloci come la folgore, neri come la morte. Chi è un Gis?


Comandante. Spiegare realmente chi è un operatore del Gis è difficile. Un Gis è una persona che ha scelto di fare una vita entusiasmante, ma che richiede tanti sacrifici, perché sacrifica la sua gioventù, la famiglia, si allena duramente. Penso che Gis sia sinonimo di missione. Essere un Gis equivale ad essere un missionario che si sacrifica per gli altri. Noi del Gis abbiamo uno spiccato senso di appartenenza che, durante le operazioni, si basa sulla fiducia dei propri compagni di gruppo. Per essere un operatore del Gis bisogna essere una persona equilibrata, con la testa sulle spalle, che sappia usare il cervello e non si creda di essere Rambo solo per aver fatto tutti i corsi di specializzazione. Entrando nel corpo diventi un ‘’cesellatore’’ che usando mazza, martello e scalpellino, come a plasmare una statua, plasma se stesso come operatore Gis. L’importante è crederci fermamente e credere in stessi.


2. Tania. Come si fa a resistere per 39 anni in un reparto speciale come il Gis?


Me lo chiedo spesso. Mia moglie mi dice che probabilmente è perché il Gis è la mia prima famiglia. Io le rispondo di no, che la prima famiglia sono loro, ma lei non è convinta. Per resistere, invece, c’è bisogno della persona che ami, che ti dice parole dolci, che ti sostiene. La componente principale del Gis è la moglie, quindi la famiglia stessa. Se uno ha la fortuna di avere il sostegno e l’amore della propria famiglia, resistere per 39 anni non è difficile. Ognuno di noi ha un qualcosa dentro, come lei che ha passione per l’arma ( rivolto a me ) perché le è venuta così o magari ha visto la divisa e le è piaciuta, o un famigliare nell’arma etc … il Gis, secondo me, è un reparto che ti fa venire voglia di migliorare e sfidare te stesso per capire il tuo potenziale.

 

3. Tania. Come ha scritto nel suo libro, il segreto professionale ha condizionato la sua vita sociale, quella della sua famiglia e in particolar modo dei suoi figli che non potevano raccontare a scuola le imprese del padre. Non dovrebbe essere facile far conciliare impegni famigliari, vita sociale e burocratica. Quali complicazioni comporta, smesso il mephisto, convivere con l’anonimato che la sua professione richiede?

 

Comandante. Vivere col mephisto è una cosa bellissima, perché ti da un senso di protezione. Senza mephisto mi sentirei in imbarazzo. Ma far coincidere lavoro e vita privata non è difficile. Riallacciandomi a quanto ho detto prima, basta avere la moglie e la famiglia giusta. Noi tutti operatori pensiamo che avere accanto la moglie ‘’giusta’’, la donna giusta, sia la colonna portante della famiglia. La moglie deve fare da madre e padre, perché le nostre lunghe assenze non permettono di fare il padre appieno. Il fatto di convincere i figli a non raccontare il lavoro del padre dipende dalla madre. Una donna ha capacità di convincere molto più di noi uomini. Mia moglie ha convinto i miei figli a non parlare del lavoro del mio lavoro, ed ha saputo farlo in maniera semplice e naturale, come mia complice. Il mephisto, contrariamente a quanto si possa pensare, a noi operatori non da fastidio, anzi ci protegge. Ed è bellissimo perché magari ti trovi in un supermercato a far la spesa dopo aver concluso un’operazione della quale hanno parlato i media e tu, nel tuo anonimato, ascolti le critiche e gli elogi della gente. Noi abbiamo bisogno di un basso profilo. Il libro invece mi sta dando tanta risonanza, alla quale non sono pronto. Ho sempre pensato che il mio libro venisse letto da poche persone, invece ho scoperto che sono in tantissimi ad amare e appassionarsi al Gis. Di conseguenza mi cercano, vogliono conoscermi e conoscere il nostro operato. Se non ci fosse il mephisto sarebbe molto più complicato.

 

4. Tania. Ha partecipato, con successo a molti dissequestri, anche di minori, ad operazioni di guerra durante le quali ha perso colleghi e amici. Ha mai pensato, ad operazioni concluse, di appendere la tuta al chiodo e tornare alla vita di Comando o di pattuglia?


Comandante. Assolutamente, non l’ho mai pensato. Non mi ha mai sfiorato nella mente neanche nei momenti più difficili che ho attraversato. Nemmeno mia moglie, nei miei momenti di crisi e di confidenza,durante i quali ho bisogno del suo aiuto morale, si è mai permessa di chiedermi di cambiare mestiere. Lo rifarei un milione di volte e ora, la missione più difficile sarà quando mi congederò: il Gis mi mancherà tantissimo.

 

5. Tania. Cosa significa coraggio?


Comandante. Guardi, è difficile rispondere a questa domanda: coraggio! Abbiamo degli esempi, che seguiamo: Generale dalla Chiesa, Borsellino, Giovanni Falcone e tante persone che durante gli anni di piombo e nella lotta contro la mafia hanno perso la vita. Giovanni Falcone, e l’ho riportato pure nel libro, disse ‘’la paura esiste,più o meno. L’importante è non farsi condizionare e saperci convivere’’. Bene secondo me il coraggio è quello. Coraggio e paura, secondo me sono la stessa cosa. Noi riusciamo a superare la paura, perché di paura ne abbiamo tanta, siamo esseri umani, pensando alle parole di Giovanni Falcone. A noi la paura serve. Se non avessimo paura saremmo squilibrati mentali, saremmo pericolosi per noi stessi e per gli altri. Invece avere paura ci fa pensare molto, ci fa stare concentrati. Secondo me il coraggio è, forse, vincere la paura, non lo so. Mi viene spontaneo vincere la paura. Quando arriviamo alla linea di non ritorno dove bisogna attaccare, in quell’attimo, e credo succeda anche ai miei ragazzi, tutte le volte succede, ci passa per un attimo nel cervello tutta la nostra vita e si pensa. Si comincia a pensare alla famiglia, ai figli ai genitori,agli amici perché pensiamo che non potremmo più ritornare. Sono pochissimi secondi, poi abbiamo un gesto scaramantico tra noi, una stretta al bicipite che ci fa capire che siamo tutti pronti e uniti, un unico talento che rafforza il gruppo. In quel momento si supera la paura, l’adrenalina, la tensione e forse è arrivato il momento in cui diventiamo coraggiosi, non lo so, non so cosa significhi essere coraggiosi, avere coraggio. So solo che la mia è una missione che ho scelto io e sono orgoglioso di averla fatta. Volevo lasciare una traccia, l’ho lasciata col libro.

 

6. Tania. Cosa c’è al di la della paura?


Comandante. Non lo so, forse la morte, non lo so. Non ho mai avuto paura, ma non perché sono uno squilibrato mentale, no. Tutti noi del gruppo pensiamo che il nostro addestramento sia talmente tale e in direzione giusta che la paura per noi non esiste. Noi non conosciamo la paura ma la tensione, non sappiamo cosa sia la paura. La tensione si, tensione e adrenalina, ma la paura no. Se tu cominci ad avere paura significa che è ora di cambiare mestiere. Una volta sola ho avuto ‘’paura’’, come ho scritto nel libro, quando feci un incidente stradale e mi fratturai tre vertebre. Non riuscivo più a muovermi. Forse li ho provato la paura di restare in una sedia a rotelle ed ho pensato ‘’ho fatto di tutto nella mia vita e per scansare un cane finisco in una sedia a rotelle?’’. Forse, in quel momento, ho avuto paura.

 

7. Tania. La Benemerita e le donne. Con l’arruolamento femminile nelle forze armate e di conseguenza nell’Arma, è cambiato qualcosa per il Gis o il reparto è ancora riservato agli uomini? C’è la possibilità di un futuro per la categoria femminile?


Comandante Alfa. Penso che la professionalità non ha sesso. Per noi non è cambiato niente perché, purtroppo, al momento non abbiamo nessuna donna che ha pensato di mettersi in gioco per venire da noi. Purtroppo per accedere al Gis bisogna prima passare dal Tuscania. Noi siamo tutti paracadutisti, la nostra ‘’Casa Madre’’ è il Primo Reggimento Carabinieri Tuscania e se si riesce a superare i parametri, tra l’altro molto duri per far parte di questo meraviglioso reparto che è il Tuscania, poi si può provare ad accedere al Gis. Noi non abbiamo nessuna remora ad accogliere le donne in reparto, magari ce ne fossero. Uno dei miei sogni è quello di vedere delle donne operatori del Gis, ma penso che sarà molto difficile.

 

8. Tania. Da Carabiniere del Gis e da padre, vuole dare un consiglio ai giovani di oggi che intendono intraprendere la sua carriera?


Comandante Alfa. Con questo libro ho voluto lasciare un messaggio ai giovani, non per far conoscere me. Il messaggio che voglio lasciare ai giovani è che devono capire che non esistono obiettivi irraggiungibili. Se alle prime difficoltà cominciano a piangersi addosso vuol dire che stanno sprecando energie inutili. Energie che dovrebbero impegnare invece per ricominciare più tenaci e forti di prima, perché chi osa vince. Mi capita di andare nelle scuole e che mi facciano molte domande ma alla fine sono io a fare domande ai ragazzi, a chiedere se hanno un sogno, un obiettivo. E la risposta di molti è ‘’boh’’. Non hanno sogni, non hanno obiettivi. Vogliamo e dobbiamo quindi essere noi a crearglieli, a fargli capire che nella vita se si fanno sacrifici, ogni obiettivo si può raggiungere. Per portare il mio esempio: ho fatto una promessa a mio padre il giorno in cui mi convinse a diventare un Carabiniere. Sono nato nel profondo sud, dove una linea sottile divideva i ragazzi dal diventare un mafioso o una persona che lotta contro il male. Mio padre, i miei genitori, mi fecero vedere e capire questa linea. E la promessa che feci fu quella che, dopo essere diventato Carabiniere, sarei diventato importante e avrei lasciato, dopo tanti sacrifici e gavetta, una traccia di tutto il lavoro buono che ho eseguito per combattere il male. Penso, grazie anche al mio libro, di esserci riuscito.

 

9. Tania.Durante gli incontri con le scolaresche e coi bambini non viene mai scambiato per un supereroe? Qual è l’effetto che suscita sul pubblico parlare celato dal mephisto nero?


Comandante Alfa. La copertina un po’ inquietante del libro, che raffigura un operatore col mephisto contrasta col titolo più romantico Cuore di rondine, ed è quello che mitiga un po’ l’impatto coi ragazzi. Vado spesso nelle scuole, ma sono licei, quarte e quinte, dove i ragazzi sono gia grandi e ben organizzati, ma nonostante tutto mi vedono come un eroe. Io non sono un eroe. Cerco di far loro capire che sono una persona comune che ha scelto di fare un tipo di lavoro come uno può fare il muratore, professore o impiegato di banca. Per Natale una bambina di sette anni scrisse una lettera a Babbo Natale. Non voleva giocattoli, voleva conoscermi, parlare con me. L’ho chiamata e abbiamo avuto una bella conversazione telefonica. Giorni fa mi trovavo nel torinese, un ragazzo romano si è fatto regalare dai genitori il viaggio per poter raggiungermi. Mi ha commosso vedere i sacrifici fatti da lui e dai genitori per poter realizzare il sogno di conoscermi. Un altro ragazzino di sedici anni, terminale di tumore ( probabilmente non ce la farà), dopo aver letto il libro, ha chiesto di potermi conoscere. Dopo avergli parlato al telefono si è accesa in lui la voglia di vivere. È questo che sta succedendo, durante i miei incontri coi lettori: il risveglio del senso del sacrificio e della lotta per raggiungere i propri obiettivi. Riuscirci, anche con una sola persona, per me, significa che ho vinto. Per quanto riguarda il mephisto, come ho gia detto, mi da un senso di protezione.

 

10. Tania. Da cosa è partita l’esigenza di raccontare la sua storia e che emozioni le ha suscitato veder pubblicato con successo il suo primo libro?


Comandante Alfa. Questo libro mi ha dato tantissime soddisfazioni, ma mi ha fatto capire chi veramente mi è amico. Pensavo di conoscere persone che ho trattato da amici anzi, da fratelli, alle quali ho insegnato il lavoro. Persone che pensavo mi fossero vicine, invece ho scoperto essere cialtrone, meschine, che per invidia, mi hanno tradito con una bassezza indescrivibile. Queste sono le cose negative che mi ha ‘’portato’’ il libro. Di positivo dico che, e non voglio ‘’esagerà’’, più del 90% degli italiani vuole bene all’Arma dei Carabinieri, e mai me lo sarei creduto. Tantomeno mi sarei creduto che la gente conoscesse il Gis. Ho poi scoperto che molti bambini e bambine sono nati con la passione per l’Arma dei Carabinieri e non l’hanno mai abbandonata e lei, (riferendosi a me) è la prova che sto toccando con mano in questo momento. Bambini che, come si suol dire hanno vissuto a ‘’pane e Arma’’, e questo mi da una grandissima soddisfazione. Nella mia vita ho conosciuto persone per le quali ho pensato ‘’maledetto il giorno che..’’ ma anche molte persone che ‘’benedico il giorno..’’, le quali mi hanno dato tanto. E quando puoi donare agli altri qualcosa di buono, superando gli ostacoli che mi hanno messo davanti è meraviglioso. Ma c’era qualcuno che diceva ‘’Tanti nemici, tanto onore’’? Bene, non ha importanza, ho le spalle larghe e quindi Molti nemici, molto onore!

 

11. Tania. Cosa legge durante il, presumo poco, tempo libero un Gis?


Comandante Alfa. Guardi io non sono un lettore di libri. Leggo pochissimo. Gazzetta dello sport, cose leggere, perché non ho tutto questo tempo che mi possa permettere di leggere un libro. Leggo il giornale, giornali sportivi, ho provato a leggere testi di colleghi dei reparti speciali esteri, ma mi hanno annoiato, sembrano cronologie. Il successo della mia biografia credo sia la scorrevolezza ed è come se i lettori siano accanto a me. Poi lei, che legge molto, sicuramente ne saprà più di me.

 

12. Tania. Ha riposto la penna nel cassetto o ha in progetto nuove avventure da raccontarci?


Comandante Alfa. Non ho deciso perché ho un obiettivo, creare una scuola. Un centro di addestramento per i giovani di modo che, quando sono stanchi o annoiati e non sanno cosa fare possano venire da me. Io li incentivo, li faccio divertire in modo tale che, per noia, non pensino di drogarsi o bere. Li faccio stancare, così la sera dormono e non vanno in giro a buttarsi via. Avrei voglia di raccontare ancora, ma … troppa fatica. È stato faticoso non tanto scrivere il romanzo, per quello mi hanno aiutato, ma per tutto ciò che comporta. Andare in giro, tutti ti cercano,ti vogliono conoscere e noi, che viviamo nell’ombra, col nostro profilo basso, non siamo abituati. Tutta questa pubblicità, realmente, mi ha messo un po’ in difficoltà, preferisco tornare nell’ombra come ho fatto da quaranta anni a questa parte. Se poi, ho sentito la Longanesi (casa editrice), sembra che qualcuno voglia fare una fiction sulla mia vita all’interno del reparto, quella sarebbe l’occasione per chiudere il cerchio. Attraverso cinema, televisione, visto che in Italia non si legge molto, si ha modo di far conoscere alla gente che ci sono ragazzi che hanno deciso di sacrificare la loro vita all’interno del Gis per l’incolumità e la sicurezza degli italiani. Non so se si riuscirà, di chiacchiere ne sono state fatte tante, tutti promettono … ma ci spero tanto, ho dato la mia disponibilità e ne ho parlato pure durante un incontro con la moglie di Raul Bova. Lei ha letto il libro, e mi ha promesso che si impegnerà per portare sugli schermi la mia vita da operatore Gis. Le è piaciuta la storia, il nostro lato umano sconosciuto alla gente. Vedremo. Volevo infine fare dei ringraziamenti, prima di tutto l’ Arma dei Carabinieri che mi ha permesso di crescere, diventare uomo formando una famiglia e farla vivere dignitosamente. Un ringraziamento va ai ragazzi del reparto, il mio gruppo,senza l’unità e la collaborazione non esisterebbe e non sarei mai riuscito a fare ciò che ho fatto senza l’aiuto loro. Ringrazio i miei genitori per avermi insegnato a vivere e per avermi insegnato il senso di democrazia, di giustizia e libertà. Ringrazio, infine,la mia famiglia per il sostegno e il supporto ricevuto, soprattutto durante i momenti più duri.

 

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Ultima modifica il Mercoledì, 15 June 2016 16:46
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