Lunedì, 07 March 2016 12:58

La saponificatrice di Correggio

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La Saponificatrice di Correggio: quando il nero supera il giallo

Una delle storie di cronaca nera più misteriose del dopo guerra italiano è stata ed è ancora quella de La Saponificatrice di Correggio, la prima serial killer italiana del ‘900. Una storia attorno alla quale gravitano domande senza risposta e misteri da scoprire. Conosciamo meglio Leonarda Cianciulli, la Saponificatrice di Correggio.

Leonarda Cianciulli, nota come la Saponificatrice, nata in Irpinia il 14 aprile 1894, negli anni trenta, dopo un devastante terremoto che colpì l’Irpinia radendo al suolo la sua casa, si trasferì col marito e i quattro figli a Correggio, paese della campagna emiliana in provincia di Reggio Emilia. A 37 anni, in un paese nuovo, con quattro figli da crescere, si ritrovò sola dopo che il marito l’abbandonò. Non restò con le mani in mano, si diede subito da fare per poter sfamare i figli e se stessa.  Allestendo un fiorente commercio casalingo di abiti usati e proponendosi come ‘’maga’’ in grado di togliere il malocchio e leggere il futuro, riuscì a conquistare una buona posizione economica e sociale.Apparentemente ‘’donna della porta accanto’’, dotata di un fascino ammaliante,  la Cianciulli, fu in grado di esercitare il suo fascino manipolando donne fragili e sole, traendone profitto lucroso a scapito della vita stessa di quelle donne. Con la promessa di un futuro migliore e lontano dalle campagne emiliane, tra il ’39 e ’40, raggirò tre donne anziane e rimaste sole intessendo un piano scrupoloso. Il piano consisteva nell’avvicinare le vittime con la scusa di leggergli il futuro e, dopo averle abbindolate con la prospettiva di un futuro migliore in un altro luogo, fargli firmare delle procure nelle quali veniva autorizzata a vendere ogni loro bene materiale e intascarne il ricavato. Dopo aver ottenuto le carte firmate,  Leonarda uccise una dopo l’altra le sue ignare vittime a colpi di accetta. Le fece a pezzi per poi saponificarne i poveri resti. La sua mente criminale aveva elaborato un piano perfetto:  le vittime non sarebbero mai state cercate da nessuno in quanto, oltre alle procure, si fece firmare anche cartoline dai inviare ai parenti . Nelle cartoline veniva spiegato che le donne si trovavano felici della loro nuova vita altrove e non sarebbero più tornate. 

La prima vittima fu Faustina Setti, attirata in casa della Cianciulli con la scusa di comunicarle che le aveva trovato un marito a Pola.  Leonarda consigliò all’amica di vendere tutti i suoi beni  con la raccomandazione di  non parlarne con nessuno perché avrebbe potuto suscitare invidie dannose per il buon esito del matrimonio. La povera Faustina, essendo analfabeta,fu raggirata anche nello scrivere le cartoline da inviare ad amici e parenti una volta giunta a Pola. A Pola non arriverà mai. Il giorno della partenza venne fatta a pezzi a colpi di scure. "Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette kg di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e mescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, e mescolai il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io". Il giorno l’omicidio dopo il figlio venne mandato a Pola per spedire le cartoline e vendere gli abiti di Faustina . Questo fu il racconto che fece Leonarda riguardo alla prima vittima.

La seconda vittima fu Francesca Soavi, un donna sola col sogno di trovare un impiego che la portasse lontano da Correggio. Leonarda  la convinse di averle trovato un impiego nel collegio femminile di Piacenza. Francesca , grata per la bella notizia accettò felice l’incarico e la mattina della partenza, come di consuetudine, si recò a casa della Saponificatrice per salutarla. Come da piano stabilito, Leonarda convinse Francesca a scrivere le cartoline facendole credere che  sarebbero  state spedite da Correggio onde evitare intromissioni  e l' invadenza dei parenti una volta giunta alla destinazione proposta. Francesca non fece in tempo a finire di scrivere che Leonarda la fece a pezzi a colpi di accetta. Il ricavato fu solo di 3.000 lire che la Soavi portava con se. Successivamente all’assassinio la Cianciulli iniziò a vendere i beni della Soavi facendo credere di essere stata incaricata dalla stessa. Spedi poi il figlio a Piacenza per  spedire le cartoline.

La terza vittima fu Virginia Cacioppo della quale vi racconterò più avanti, quando Leonarda verrà processata.

Quale fu l’evento scatenante del piano criminale attuato dalla mente della Cianciulli? Numerosi studiosi del caso si chiesero se fu dettato dalla follia o dalla smania di arricchirsi. Molti chiarimenti in merito vennero messi in luce durante il processo.

Sin da bambina la vita di Leonarda fu segnata dal suo carattere superstizioso e suggestionabile. Frequentando maghe e chiromanti fu facile per lei lasciarsi coinvolgere da previsioni sciagurate del suo futuro. Un mistero ruota attorno ad una maledizione profetica fattale al riguardo delle sue future gravidanze. Pare che una zingara, o forse la sua stessa madre, dalla quale non si sentiva accettata, le avessero lanciato una maledizione:  sarebbe diventata madre ma avrebbe visto morire tutti i suoi figli.

Questa maledizione segnò particolarmente la giovane che, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, iniziò a dare segni di instabilità mentale, causati dall’attaccamento morboso verso i quattro figli sopravvissuti alle diciassette gravidanze avute, ora chiamati alla leva. La paura di vedersi strappare i figli dalla Guerra ( come predetto dalla maledizione ) fece nascere in lei l’idea di poterli salvare attraverso il sacrificio di anime innocenti.

Come raccontò lei stessa durante il processo, tale piano criminale le venne in mente dopo l’apparizione di una Madonna Nera che le ordinò di sacrificare vittime innocenti in cambio della vita dei suoi amati figli. Ormai in preda delle allucinazioni visionarie che la resero incapace di distinguere il bene dal male e la realtà, la Cianciulli, raccontò anche quanto, per lei, non fosse stato abominevole fare a pezzi le sue vittime visto che aveva agito in nome del sangue del suo sangue.

<< Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre >>, come lei stessa scriverà nelle sue memorie intitolate ‘’Confessioni di un’anima amareggiata’’.  Proprio dal suo memoriale si potè capire che Leonarda aveva una duplice personalità. Quando parlava di se lo faceva sempre in terza persona, come Norina, soprannome col quale la chiamava il padre , o Nardina, nome col quale veniva chiamata dalla madre. Di questa doppia personalità, Nardina era madre che soffriva, Norina una donna che metteva in pratica le sue idee. Non si fece mai scrupoli di sporcarsi le mani in difesa dei suoi figli.

Leonarda Cianciulli salì definitivamente  sul banco degli imputati nel 1946. Fu processata una prima volta nel ’40, su denuncia di un parente di una delle vittime che non si convinse della veridicità della cartolina ricevuta,  ma con lo scoppio della Guerra il processo fu rimandato. La cognata di Virginia Cacioppo,ultima delle tre vittime, insospettita dell’improvvisa sparizione della donna che era stata vista entrare in casa della Cianciulli, ebbe conferma dei suoi sospetti dopo averne ricevuto l’ambigua cartolina ed aver visto Leonarda rivendere gli abiti di Virginia. Decise così di esporre i suoi sospetti al questore di Reggio Emilia. Il questore, seguendo le tracce di un bonifico emesso da Virginia, portato in pagamento dal Parroco di Correggio presso una banca, decise di interrogare il Parroco per scoprire come ne fosse venuto in possesso. Il Parroco raccontò di averlo ricevuto da un amico della Cianciulli, tale Spinarelli. Interrogato, Spinarelli, confessò che il bonifico gli fu dato in pagamento per il saldo di un debito proprio da Leonarda Cianciulli. Le indagini portarono quindi all’arresto della Saponificatrice  che, senza opporre resistenza, confessò subito i tre omicidi.  Dopo essere stata arrestata fu sottoposta a perizia psichiatrica da Filippo Saporito, direttore del manicomio criminale di Aversa e medico docente dell’Università di Roma. Saporito, dopo averne accuratamente studiato il caso, giudicò Leonarda <<affetta da psicosi isterica e totalmente inferma di mente>>. L’istruttoria della  Corte di Appello di Bologna decretò invece il coinvolgimento emotivo di Saporito, accusato di essere rimasto vittima del fascino ammaliatore della Cianciulli. Alla donna ,dopo il ricorso in Appello, venne quindi dichiarata solamente la semi infermità mentale e fu ritenuta colpevole di triplice omicidio. Le furono dati solo 30 anni di reclusione preceduti da 3 anni di ricovero in un manicomio di Pozzuoli dal quale non uscì più. Vi morì nel 1970 a 78 anni per apoplessia cerebrale. Fu una sentenza molto innovativa per l’epoca, soprattutto se paragonata ad oggi.

Il mistero che aleggia attorno alla storia della Saponificatrice rimane quello che riguarda l’atto criminale in se. Molti si chiesero come fosse riuscita una donna, da sola, a fare a pezzi vittime di circa 70 kg, a scarnificarle e saponificarle nella soda caustica. Indagini scientifiche svolte all’epoca però,  portarono alla luce numerosi resti di ossa umane rinvenute nel pozzo nero adiacente alla casa della Cianciulli. Il dubbio maggiore fu poi su come fosse avvenuta la saponificazione senza che nessuno se ne accorgesse, grazie anche al fatto che le saponette non fossero mai messe in circolazione. A quei tempi il sapone veniva prodotto all’aria aperta, mettendo a bollire scarti e ossa animali (soprattutto maiali), a causa del fetore nauseabondo, spesso confuso con le esalazioni di fogna, prodotto durante l’ebollizione. Fu questa la risposta del figlio di Leonarda, accusato di complicità,  quando gli venne chiesto se si fosse mai accorto dell’attività criminale della madre. Delle saponette non fu mai trovata traccia, molto probabilmente la donna se ne sbarazzò senza averle mai usate…

‘’Tagliai qui e qui: in meno di 20 minuti tutto era finito, pulizia compresa. Potrei dimostrarlo ora’’.  Queste parole furono pronunciate con lucidità e freddezza da Leonarda nel ’46 durante il processo. La donna si dichiarò disponibile ad una dimostrazione pratica su come fare a pezzi e scarnificare un cadavere per farne sapone e dolci. La dimostrazione pratica non fu mai autorizzata ma, come racconta la leggenda, pare che a Leonarda fosse stato offerto dal Giudice  di smembrare il cadavere di un senzatetto e che lei non si fosse tirata indietro, procedendo alla dimostrazione senza battere ciglio. Ovviamente nessun documento ufficiale attesta la veridicità di questa leggenda popolare, la quale ha contribuito a far crescere il mito della Saponificatrice di Correggio. Sul caso non sono mai stati tratti film, tranne che per un insolito e strampalato ‘’Gran bollito’’. Pellicola drammatica del 1977 per la regia di Mauro Bolognini, con un cast di artisti vari tra i quali spiccano Renato Pozzetto e Shelley Winters, la pellicola è liberamente ispirata alla storia di Leonarda.  Esistono però numerosi filmati originali dell’epoca nei quali si può percepire la freddezza criminale della Cianciulli, tra i quali quello redatto nel 2008 dallo storico Alessandro Quadretti: La Saponificatrice – vita di Leonarda Cianciulli. L’opera chiara e scrupolosa, di 86 minuta, ricca di documenti e foto d’archivio, fu presentata a vari eventi sul genere.

Ultima modifica il Giovedì, 24 March 2016 12:57
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